Guardare un film in 4K sullo smartphone mentre si è in treno, fare una videochiamata in alta definizione o caricare un reel sui social sembra ormai la normalità, ma dietro questa apparente semplicità, si nasconde una delle tecnologie più importanti e meno visibili del mondo digitale: la compressione video.
Il protagonista di questa nuova fase, infatti, è proprio lui, H.266/VVC, conosciuto anche come Versatile Video Coding. Si tratta del successore diretto del H.265/HEVC, lo standard che negli ultimi anni ha permesso la diffusione massiccia dei contenuti 4K sulle piattaforme streaming.
Ridurre il peso dei contenuti video, dimezzando il bitrate, non è soltanto un numero, anzi, per le piattaforme streaming significa poter trasmettere contenuti 4K a milioni di utenti consumando molta meno banda. Per gli operatori telefonici vuol dire alleggerire il traffico sulle reti 5G, per gli utenti finali significa consumare meno Giga durante lo streaming.
Anche gli smartphone avranno vantaggi concreti: video più leggeri significano upload più rapidi, backup cloud meno costosi e maggiore autonomia energetica durante la riproduzione. Alcune analisi parlano anche di riduzione dei consumi lato infrastruttura cloud e CDN.
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: la sostenibilità. Oggi il traffico video rappresenta una quota enorme del traffico internet globale e ridurre del 40-50% il peso dei file può tradursi in minori consumi energetici per server, reti e data center.
Come spesso accade, però, c'è il rovescio della medaglia, poiché più compressione significa algoritmi più sofisticati e maggiore potenza di calcolo necessaria ed è qui che emergono le difficoltà di H.266/VVC. Diversi studi mostrano che codificare video con il nuovo standard richiede molte più risorse rispetto a HEVC o AV1. Per intenderci, creare un video H.266 può essere sensibilmente più lento rispetto ai codec precedenti e anche la decodifica richiede hardware aggiornato e chip dedicati.
Questo spiega perché l’adozione stia procedendo più lentamente del previsto e molti dispositivi oggi supportano meglio AV1, il codec open source promosso da Alliance for Open Media, mentre H.266 deve ancora diffondersi realmente nei TV, smartphone e processori consumer. Vediamo quali sono le principali differenze tra i due standard:
Non a caso Google sta spingendo molto su AV1 per YouTube, mentre diversi produttori hardware stanno iniziando solo ora a integrare accelerazione H.266 nei chip più recenti.
Come spesso accade nella tecnologia, gli utenti probabilmente non noteranno direttamente il cambio di codec, nessuno di noi aprirà Netflix pensando a quale standard di compressione sta utilizzando, eppure l’impatto sarà enorme: streaming più stabile, video più definiti, upload più veloci e minore consumo di dati passeranno proprio da questa evoluzione silenziosa. La corsa alla compressione perfetta è appena iniziata.
La Redazione