Per tanti, tantissimi anni il mantra del mondo mobile è stato semplice: “c’è un’app per tutto”, per ordinare una pizza, modificare foto, ascoltare musica, prenotare un viaggio, allenarsi, chattare, leggere notizie o controllare la domotica di casa. Gli smartphone si sono riempiti di icone e gli store digitali sono diventati enormi supermercati del software. Oggi però sembra che qualcosa stia cambiando e le, cosiddette, app standalone, quelle progettate per svolgere una sola funzione precisa e autonoma, stanno lentamente perdendo centralità.
Ciò non significa che le applicazioni tradizionali siano destinate a sparire da un giorno all’altro, ma il mercato sta andando verso una nuova fase, fatta di ecosistemi integrati, super app, servizi accessibili via browser, strumenti basati sull’intelligenza artificiale e piattaforme che inglobano funzioni un tempo separate.
Per capire cosa sta accadendo bisogna fare un passo indietro. Negli ultimi quindici anni il mercato mobile ha vissuto una crescita enorme, prima con l’App Store di Apple e poi con Google Play, gli utenti hanno iniziato a scaricare applicazioni per qualsiasi esigenza quotidiana. Il problema è che oggi il mercato è arrivato a un punto di saturazione. Secondo diverse analisi di settore, la maggior parte delle persone utilizza sempre le stesse app ogni giorno: social network, messaggistica, streaming video, mappe, e-commerce e poco altro, mentre le nuove applicazioni fanno sempre più fatica a ritagliarsi spazio sugli smartphone degli utenti.
Inoltre, anche il comportamento delle persone è cambiato, poiché molti utenti non vogliono più installare un’app dedicata per svolgere un’attività occasionale. Ed è qui che entrano in gioco le PWA, le Progressive Web App. Si tratta di siti web evoluti che funzionano quasi come applicazioni native, possono inviare notifiche, funzionare offline e offrire un’esperienza molto simile a quella di una vera app, senza passare dagli store.
Un altro fenomeno interessante è la crescita esponenziale delle super app. In Asia il modello è già consolidato da tempo con piattaforme come WeChat, che permettono di fare praticamente tutto all’interno di un unico ambiente digitale: chat, pagamenti, shopping, prenotazioni, servizi pubblici e mini programmi.
Anche in Occidente le grandi piattaforme stanno seguendo questa direzione. Pensiamo a Telegram, che ormai integra chatbot, mini app, strumenti business, canali editoriali, pagamenti e persino gaming leggero, oppure a WhatsApp, che si sta trasformando progressivamente in una piattaforma multifunzione. L’obiettivo è chiaro: trattenere l’utente il più possibile dentro lo stesso ecosistema.
A rendere ancora più evidente questa trasformazione c’è l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa. Gli assistenti AI stanno diventando nuove interfacce universali capaci di svolgere compiti che prima richiedevano applicazioni specifiche.
Anche gli smartphone stanno andando in questa direzione. Apple, Google e Samsung stanno investendo sempre di più nell’integrazione dell’AI direttamente nei sistemi operativi e in futuro molte funzioni potrebbero essere gestite in modo invisibile dal sistema, senza aprire manualmente decine di applicazioni.
C’è poi un altro elemento fondamentale: la stanchezza digitale. Negli anni abbiamo accumulato notifiche, account, password, aggiornamenti continui e abbonamenti multipli, mentre oggi molti utenti cercano esperienze più semplici, immediate e meno frammentate.
Dire che le app standalone moriranno completamente sarebbe però un errore. Esistono ancora moltissimi contesti in cui le applicazioni dedicate restano fondamentali, come il gaming mobile, le app professionali per il lavoro creativo, gli strumenti di editing video avanzato o alle piattaforme fintech specializzate.
Il punto è che il mercato sta diventando molto più selettivo. Le app standalone che sopravvivono sono quelle capaci di offrire un valore concreto, distintivo e difficilmente replicabile dentro ecosistemi più grandi.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l’evoluzione stessa dei sistemi operativi. Android e iOS stanno incorporando sempre più funzioni native che prima richiedevano applicazioni esterne. In parallelo cresce il peso del cloud e dello streaming applicativo. Sempre più servizi funzionano senza installazioni pesanti e vengono eseguiti online, anche grazie alle reti 5G e alla diffusione della fibra ottica.
Da una parte, dunque, le app standalone continueranno a esistere applicazioni specializzate, soprattutto nei settori professionali, creativi e gaming, dall’altra cresceranno piattaforme centralizzate, servizi web evoluti e assistenti AI capaci di assorbire funzioni sempre più ampie. Non è la fine della app standalone, ma solo un nuovo inizio.
La Redazione