Guai in vista per quegli utenti che sono soliti utilizzare le piattaforme pirata di streaming (vedi Streaming Comunity) per godere a ufo di contenuti multimediali. L'Agcom, Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni, ha deciso di dire basta e lo fa attraverso l'unica lingua che sa essere universale, quella del soldo, o meglio, dell'ammenda.
E' di questi giorni, infatti, la notizia che gli utenti di Streaming Community, una piattaforma di streaming non ufficiale molto conosciuta sul web per offrire film, serie TV e contenuti in lingua originale o doppiati in italiano gratuitamente, rischiano una multa che potrebbe arrivare a un massimo di 5000 euro.
Streaming Community non è un servizio legale, come Netflix, Prime Video o Disney+, ma un sito pirata, ovvero, non autorizzato a distribuire quei contenuti. Per questo motivo, di recente, dopo mesi di segnalazioni, è stata chiusa e l'accesso negato, proprio a seguito di un intervento dell’Agcom, che vuole analizzare sia la posizione dei suoi titolari che quella dei suoi utilizzatori.
La piattaforma rientra nell'insieme di quei portali che attira l’attenzione di chi vuole guardare novità cinematografiche o episodi appena usciti senza abbonamenti né costi. L'utilizzo di Streaming Community non è legale e presenta alcuni aspetti molto controversi. Vediamo quali:
L’operazione voluta dall'Agcom rientra nella sua funzione di Garante che si esplicita attraverso attività di tutela e di vigilanza dell’utente. In ottemperanza alla sua missione, l'Autorità ha, dunque, deciso d'intervenire attraverso l'identificazione degli utenti che utilizzano, o sarebbe meglio dire, utilizzavano la piattaforma, mediante il recupero degli indirizzi IP.
L' Agcom può, infatti, obbligare i fornitori di servizi Internet a fornire le informazioni necessarie per collegare l’IP all’identità della persona che lo ha utilizzato. L'operazione ha un doppio destinatario: da un lato tutte le persone o le organizzazioni responsabili della piattaforma, dall'altro i suoi utenti furbetti. Le sanzioni per gli utilizzatori, soprattutto se recidivi, vanno da un minimo di 154 a un massimo di 5000 euro.
Lo strumento per riconoscere e, quindi, sanzionare l'utente disonesto è, appunto l'indirizzo IP, un codice univoco che identifica il singolo utente e le sue attività su Internet, anche se se la navigazione online è in incognito.
In realtà, tecnicamente, l'indirizzo IP non basta per arrivare a conoscere l'identità dell'utente, ma l'Agcom, ha dalla sua la facoltà di obbligare legalmente i diversi fornitori di servizi Internet a collegare i diversi indirizzi IP che, registrati a delle anagrafiche precise, consentono, così, di risalire al singolo individuo che ha visitato un determinato sito. Gli habitué della pirateria online sono avvisati.
La Redazione