Dalla fibra ottica al quantum internet: la nuova frontiera della cybersicurezza

[mar 26 maggio 2026]

Scopriamo come cambierà nei prossimi anni il futuro della sicurezza digitale



Mettiti comodo e ascolta!

Vi siete mai chiesti che cosa sia il quantum networking e come mai di recente sia diventato un tema sempre più centrale quando si parla di connettività e sicurezza digitale? Ve lo spieghiamo noi con parole semplici e comprensibili che vi permetteranno di farvi trovare preparati alla prossima discussione.

Oggi, il quantum networking sta uscendo dai centri di ricerca e inizia a intrecciarsi con le reti in fibra ottica che utilizziamo ogni giorno per navigare, lavorare in cloud, fare streaming o gestire infrastrutture critiche. E al centro di questa evoluzione c’è una parola destinata a diventare sempre più importante: la crittografia quantistica. Entriamo nel merito.

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La comunicazione quantistica sfrutta la stessa infrastruttura fisica della fibra ottica, ma introduce una differenza fondamentale: le informazioni vengono codificate in stati quantistici dei fotoni. In pratica, invece di inviare semplici segnali ottici convenzionali, si trasmettono particelle di luce con proprietà quantistiche estremamente delicate.

Ne deriva che qualsiasi tentativo di intercettazione altera immediatamente lo stato generale del segnale ed è proprio questo il principio che rende la crittografia quantistica così rivoluzionaria. Tra le tante, la tecnologia più nota è la QKD, acronimo di Quantum Key Distribution che non serve a trasferire file o video, ma a distribuire chiavi crittografiche in modo teoricamente inviolabile.

Funziona così: due dispositivi collegati tramite fibra ottica si scambiano fotoni quantistici per generare una chiave segreta condivisa, se qualcuno prova a spiare la comunicazione, il sistema se ne accorge perché i fotoni cambiano stato e, a quel punto, la chiave viene scartata. È un approccio completamente diverso rispetto alla cybersicurezza tradizionale, dove spesso ci si accorge di una violazione solo dopo settimane o mesi.

Negli ultimi anni il quantum networking è diventato una priorità strategica per governi, università e grandi operatori delle telecomunicazioni. La Cina è uno dei Paesi più avanzati nel settore: ha già realizzato una dorsale quantistica lunga migliaia di chilometri tra Pechino e Shanghai, integrando fibra ottica terrestre e satelliti quantistici. Anche l’Europa sta accelerando con il progetto EuroQCI, pensato per creare un’infrastruttura di comunicazione quantistica sicura tra gli Stati membri.

Anche i colossi delle telecomunicazioni si stanno muovendo rapidamente. Aziende come Nokia, Toshiba, BT, SK Telecom e Deutsche Telekom stanno sperimentando reti quantistiche ibride capaci di convivere con le normali connessioni in fibra. Il motivo è evidente: banche, infrastrutture energetiche, difesa, sanità e data center avranno bisogno di sistemi di comunicazione resistenti anche ai futuri attacchi quantistici.

Anche il mondo networking tradizionale si sta adattando. Alcuni router e switch di fascia enterprise iniziano a supportare integrazioni con moduli di sicurezza quantistica, soprattutto nei collegamenti in fibra dedicati ai data center.

Nel frattempo i produttori di infrastrutture ottiche stanno lavorando su componenti sempre più sofisticati: rilevatori di singoli fotoni, ripetitori quantistici e transceiver capaci di mantenere stabili i segnali quantistici su lunghe distanze. Ed è qui che emerge una delle sfide più difficili.

I segnali quantistici sono estremamente fragili e nelle normali reti in fibra, dopo una certa distanza, il segnale viene rigenerato da apparati intermedi. Nel quantum networking, però, questo processo non è così semplice, perché copiare uno stato quantistico senza alterarlo è impossibile.

Per questo motivo oggi le connessioni quantistiche operative hanno ancora limiti geografici importanti. È qui che entrano in scena i cosiddetti quantum repeater, dispositivi ancora sperimentali che dovrebbero permettere di estendere le reti quantistiche su scala globale.

Anche il settore consumer potrebbe beneficiare indirettamente di questo upgrade tecnologico. Gli smartphone e i dispositivi domestici probabilmente non avranno componenti quantistici integrati a breve termine, ma potrebbero utilizzare servizi online protetti da backbone quantistici gestiti dagli operatori.

Parlare di internet quantistico completo, oggi, è ancora prematuro, ma la direzione sembra chiara. L’obiettivo finale non è soltanto rendere più sicure le comunicazioni, ma creare una rete completamente nuova capace di collegare computer quantistici, sensori avanzati e infrastrutture distribuite.

In futuro potremmo vedere cloud quantistici interconnessi, sistemi finanziari ultra-protetti, ospedali con trasmissioni mediche inviolabili e reti industriali immuni agli attacchi informatici più sofisticati.

La Redazione


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