C’è un equivoco di fondo quando si parla di intelligenza artificiale, o meglio, quando l'analisi è parziale, prendendo in esame solo modelli, chip e data center. In tutto questo, però, manca una componente che ha un ruolo cruciale: la rete. L’AI non vive solo nei server di OpenAI o Google DeepMind, ma anche e inevitabilmente nel flusso continuo di dati che parte dai nostri dispositivi, attraversa la rete e torna indietro sotto forma di testo, immagini, video, decisioni automatizzate. Senza una connessione veloce e stabile, quell’intelligenza semplicemente zoppica, rallenta, fatica e alla fine, esausta, si spegne.
È qui che la differenza tra una connessione FTTC e una FTTH diventa concreta. La fibra fino a casa (FTTH) offre banda simmetrica: significa che i megabit in upload possono essere comparabili a quelli in download. Per l’AI è un fattore critico. Caricare 20 Giga di dati con 20 Mega in upload non è la stessa cosa che farlo con 300 Mbps, perché inevitabilmente cambiano tempi, produttività, costi.
A questo si aggiunge la latenza, il tempo che un pacchetto di dati impiega ad andare e tornare dal server. Può sembrare un mero dettaglio tecnico, ma è ciò che distingue un’esperienza fluida da una frustrante. Pensiamo ad attività, come: traduzione simultanea durante una call, copiloti AI che suggeriscono codice in tempo reale, strumenti che generano sottotitoli live, avatar digitali che parlano in streaming. Se la latenza è alta, l’AI risponde con ritardo, mentre se è bassa, l’interazione sembra naturale. La fibra ottica, rispetto al rame o a soluzioni miste, garantisce latenze più contenute e stabili, soprattutto sotto carico.
Proviamo a immaginare una giornata tipo in una famiglia iperconnessa:
Il punto è che molte applicazioni AI generano traffico continuo e bidirezionale. Non si tratta solo di scaricare contenuti, ma di inviare costantemente dati per essere analizzati: immagini, audio, comandi vocali, log di sistema. Con 100 Mega nominali su rete non completamente in fibra, basta poco per saturare la banda. Con 1 Giga o 2,5 Gbps FTTH, il margine operativo è decisamente diverso.
Nel mondo professionale l’impatto è ancora più evidente. Un team che utilizza strumenti di analisi predittiva, piattaforme di marketing automation basate su AI o sistemi di cybersecurity comportamentale genera un flusso costante di dati verso il cloud. Le PMI che investono in AI ma non in connettività rischiano un collo di bottiglia infrastrutturale. L’algoritmo può essere potente, ma se la rete non regge il traffico, le performance crollano.
Oggi si parla molto anche di edge computing: elaborare i dati più vicino all’utente per ridurre latenza e congestione. È una direzione reale, sostenuta anche da player come NVIDIA e Microsoft nei loro ecosistemi AI. Ma anche l’edge ha bisogno di una dorsale solida. I micro data center distribuiti funzionano se collegati da reti ad alta capacità. La fibra non sparisce: diventa l’ossatura che tiene insieme cloud centrale ed elaborazione periferica.
Siamo abituati a pensare che il salto di qualità arrivi con la nuova versione di un modello AI. In realtà, per utenti e imprese, spesso il vero upgrade è passare a una connessione in fibra piena, con banda simmetrica e bassa latenza. Tanto basterebbe per sfruttare a pieno tutte le potenzialità dell’intelligenza artificiale, quell'ecosistema fatto di potenza di calcolo, data center e algoritmi che è entrato a pieno titolo nelle nostre attività di ogni giorno.
La Redazione