L'Italia è il paese delle eterne e incolmabili divisioni. Tra Nord e Sud, tra destra e sinistra, tra europeisti e non e tra chi può vantarsi di correre veloce in termini di Giga e chi, invece, rincorre, arranca, fatica per essere al passo con una rete che diventa sempre più performante ma a macchia di leopardo, non per tutti e non ovunque.
C’è un’Italia che scorre veloce, in 4K, tra dirette streaming, TikTok live e upload istantanei. E poi ce n’è un’altra che carica ancora le storie a fatica, riduce la qualità dei video e rinuncia spesso a creare contenuti. Questa differenza non è solo una questione tecnologica, ma è il riflesso concreto del digital divide che, nel 2026, continua a dividere il Paese e si riflette inevitabilmente anche nel modo in cui usiamo i social network.
Partiamo dai numeri. Oggi la copertura della fibra FTTH in Italia ha superato il 70% delle famiglie e circa il 77% degli immobili è raggiunto da banda ultralarga. Tuttavia, questo dato nasconde una forte disomogeneità territoriale: molte aree, soprattutto interne o rurali, restano indietro, con connessioni basate su ADSL, FTTC o 4G.
Questo comporta una serie di conseguenze, non solo per l'accesso alla tecnologia, ma anche nel modo in cui la si può usare. Chi vive in una zona coperta da fibra può caricare video in pochi secondi, fare live streaming senza interruzioni e utilizzare piattaforme come Twitch, YouTube o TikTok in modo professionale. Al contrario, nelle aree con connessioni lente l’upload è il vero collo di bottiglia, le dirette diventano instabili e i contenuti devono essere compressi o ridotti.
Il digital divide ha anche delle ripercussioni evidenti sull'utilizzo dei social o, sarebbe meglio dire, determina quali tra essi risultano più accessibili proprio in virtù della tipologia di connessione di cui si dispone. Come dimostrano le ricerche di settore, nelle aree veloci domina l’ecosistema video, TikTok, YouTube, Twitch e Instagram Reels. Il motivo è intuitivo: qui il contenuto è sempre più visuale, pesante, in alta definizione. Nelle aree meno connesse resistono, invece, piattaforme più leggere, vedi Facebook (post e foto compressi), WhatsApp (condivisione privata) e Instagram ma con meno contenuti video. È una differenza sottile ma decisiva: da una parte la creator economy, dall’altra un uso più passivo e limitato.
Il punto più critico riguarda, infatti, proprio chi vuole creare contenuti. Oggi fare il creator non significa solo avere talento, ma disporre di tutti gli strumenti indispensabili affinché l'impresa non fallisca. Dunque, connessione stabile, upload veloce e accesso a strumenti cloud. Ed qui emerge il vero divario. Un aspirante creator in una città coperta da FTTH può pubblicare contenuti quotidianamente, lavorare con brand, fare live e monetizzare. Chi, invece, vive in una zona con ADSL o 4G spesso, impiega ore per caricare un video, rinuncia alle dirette e fatica a mantenere continuità. Il risultato è prevedibile: meno visibilità, meno crescita, meno opportunità economiche. Non a caso, proprio il digital divide è considerato una barriera diretta allo sviluppo economico e all’accesso al lavoro digitale .
C’è poi un altro elemento interessante: anche dove la fibra ottica arriva, non sempre viene adottata. Secondo i dati, oltre il 70% delle famiglie è coperto, ma gli abbonamenti restano inferiori alle aspettative. Incredibile, ma vero. Questo significa che il divario non è solo infrastrutturale, ma anche culturale ed economico.
Inoltre, il problema non riguarda solo i singoli utenti, ma anche le imprese soffrono questa frammentazione: solo il 49% delle PMI ha accesso alla fibra ultraveloce. Questo non può non tradursi in una minore presenza sui social, una maggiore difficoltà nel fare marketing digitale e meno accesso all’e-commerce e ai contenuti video, in linea generale, dunque, meno competitività.
I piani pubblici, come il Piano Bul per la banda ultralarga stanno migliorando la situazione, ma il percorso è ancora molto lungo e pieno di difficoltà, come, le cosiddette “aree bianche”, quelle meno redditizie per gli operatori, che restano il nodo principale. Nel frattempo, la distanza tra le due Italie rischia di aumentare: da una parte contenuti sempre più immersivi (VR, live commerce, AI), dall’altra connessioni che faticano a supportare anche lo streaming base.
L'Italia continua a correre purtroppo a due velocità e il tema assume sempre di più carattere sociale e culturale. Una fotografia, questa, in cui la tecnologia fa da sfondo, mentre il fuoco è sull'individuo e su un cambiamento di paradigma che diventa sempre più urgente.
La Redazione