Recovery Plan: a rischio i progetti digitali

[01/02/2021]




L'allarme di Confindustria sul Recovery Plan per i progetti digitali


Con l’obiettivo di rilanciare l’Europa in seguito alla pandemia da Covid, l’UE ha approvato il Next generation EU, meglio conosciuto come Recovery Fund o “Fondo per la ripresa”. Si tratta di un fondo speciale che intende finanziare la ripresa economica dell’Europa nel triennio 2021-2023 con titoli di stato europei che serviranno a sostenere progetti di riforma strutturali previsti dai piani nazionali di riforme di ogni paese: i Recovery Plan. Lo stanziamento complessivo è di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati.

Ciascuno degli stati membri dovrà presentare alla Commissione europea il proprio Recovery Plan entro aprile 2021, per una valutazione delle misure e delle azioni intraprese per superare ed affrontare le conseguenze economiche e sociali causate dalla pandemia. Il contenuto di questo documento programmatico è determinante per ottenere gli aiuti del Recovery Fund.

Il Recovery Plan italiano è stato denominato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si tratta di un documento che individua le misure che il governo intende realizzare per rilanciare il Paese, e si basa su un totale di 222 miliardi di euro. I suoi punti focali sono: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica ed inclusione sociale.

Il testo del Recovery Plan italiano, approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2021, individua 6 missioni legate ad altrettante aree tematiche strutturali di intervento:

digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;

rivoluzione verde e transizione ecologica;

infrastrutture per una mobilità sostenibile;

formazione, istruzione e ricerca;

inclusione e coesione sociale;

salute e sanità.

Tra le misure previste, rientra la digitalizzazione dei servizi dello Stato ai cittadini, lo sviluppo di metodi di pagamento digitalizzati, così come l’implementazione della sicurezza nella gestione di dati sensibili.

Tuttavia nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza manca una visione di politica industriale che rischia di compromettere oltre agli obiettivi di transizione digitale ed ecologica, anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche, determinante per migliorare il posizionamento dell’Italia nelle catene del valore europee e globali. Lo ha sottolineato Francesca Mariotti, direttrice generale di Confindustria nel corso dell’audizione alle Commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Lavoro della Camera.

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