E' arrivato quel momento, per nulla atteso ma inevitabile: il rientro dalle vacanze. E' dura, lo sappiamo, ma cerchiamo di non drammatizzare, perché per quanto insostenibile possa sembrare settembre, vissuto come una sorta di capodanno emotivo, bisogna provare ad esorcizzare, magari scegliendo una perfetta colonna sonora che racconti di nuovi inizi, di percorsi ripresi, di progetti aspirati con un pizzico di nostalgia estiva al sapore di Spritz.
Quale canzone può rendere davvero giustizia a questo annoso passaggio? De gustibus non disputandum est, dicevano i latini, e chi siamo noi per contraddirli? Ma se sul quale brano non possiamo sindacare, cul come sì, perbacco! Perché se il catalogo fornito dai vari Spotify, Apple Music e il francese Qobuz (meno noto ma non per questo meno valido) continua a essere importante, così come playlist, podcast, algoritmi e funzioni social, oggi cresce anche l'attenzione verso un altro aspetto: la qualità dell'audio.
Lo sa bene chi utilizza Spotify Premium, che, dopo anni di attesa, ha iniziato a distribuire la nuova modalità nel settembre 2025, estendendola progressivamente a più di 50 mercati e il servizio utilizza il formato FLAC e arriva fino a 24 bit/44,1 kHz.
In pratica, un ascoltatore può passare dalla classica riproduzione compressa a una traccia lossless mantenendo la stessa piattaforma e, in molti casi, senza dover acquistare un abbonamento separato specificamente dedicato all'alta fedeltà. Non significa però che ogni brano venga automaticamente riprodotto alla massima qualità possibile, bisogna verificare le impostazioni dell'app, la disponibilità del brano e soprattutto la compatibilità del dispositivo utilizzato per l'ascolto.
Spotify arriva, dunque, dopo altri protagonisti dello streaming musicale. Apple ha introdotto da tempo il lossless all'interno di Apple Music. Il servizio utilizza il codec ALAC e propone contenuti fino a 24 bit/192 kHz nella modalità Hi-Res Lossless.
Anche Qobuz ha costruito buona parte della propria identità proprio sull'audio di qualità. La piattaforma propone, infatti, streaming in FLAC e contenuti Hi-Res fino a 24 bit/192 kHz, rivolgendosi in particolare agli utenti interessati alla riproduzione ad alta fedeltà.
La tendenza, quindi, è abbastanza evidente: lo streaming musicale non vuole più essere soltanto comodo e immediato, ma anche qualitativamente sempre più vicino all'ascolto di una registrazione originale. Va però fatta una precisazione importante: lossless non significa automaticamente che tutti sentiranno una differenza enorme.
La percezione dipende dalla qualità della registrazione, dalle cuffie o dagli altoparlanti, dal convertitore digitale-analogico e dall'ambiente di ascolto. Su uno smartphone utilizzato con piccoli altoparlanti integrati, per esempio, il vantaggio può essere molto meno evidente rispetto a quello ottenibile con cuffie di buona qualità collegate a un DAC o con un sistema hi-fi.
Inoltre, un brano lossless contiene, generalmente, più dati rispetto a una versione fortemente compressa. Se ascoltiamo un singolo brano per qualche minuto, la differenza nel consumo di traffico può sembrare irrilevante. Ma la situazione cambia quando lo streaming diventa continuo e coinvolge più dispositivi. In questo scenario la questione non è soltanto "quanto è veloce la connessione?", ma anche quanto è stabile e quanto margine offre la rete quando diversi servizi utilizzano contemporaneamente la banda disponibile.
Una connessione FTTH, cioè Fiber To The Home, porta la fibra direttamente all'abitazione e rappresenta una soluzione particolarmente adatta a questo tipo di utilizzo intensivo della rete. La musica, naturalmente, non richiede la stessa quantità di banda necessaria per un video 4K, ma la diffusione dell'audio lossless mostra bene come la qualità dei contenuti digitali stia progressivamente aumentando e come la rete domestica debba essere pronta a gestire più flussi contemporaneamente.
L'aspetto più interessante di questa evoluzione è che il confine tra musica digitale e ascolto tradizionale si sta progressivamente assottigliando. Servizi come Apple Music e Qobuz hanno contribuito a rendere comune l'accesso a file lossless e Hi-Res, mentre l'arrivo del lossless su Spotify porta questa possibilità a una platea ancora più ampia.
E' probabile che nei prossimi anni la domanda non sarà più soltanto "che musica ascolti?", ma anche "in quale qualità la stai ascoltando?". E, dietro le quinte, ci sarà sempre una rete, meglio se in fibra ottica, pronta a farla arrivare fino a casa.
La Redazione