La casa di oggi assomiglia sempre meno a quella di qualche anno fa. Alla rete Wi-Fi non colleghiamo più soltanto smartphone, computer e tablet, ma anche televisori, videocamere di sicurezza, assistenti vocali, lampadine, termostati, robot aspirapolvere, console, elettrodomestici e una lunga serie di dispositivi dell'Internet of Things. Tutti elementi utili e spesso indispensabili, ma che introducono anche nuovi punti di accesso alla rete domestica.
Pesiamo alle Smart TV che è diventato ormai una vera piattaforma connessa, capace di eseguire applicazioni, riprodurre contenuti in streaming, accedere a servizi online e interagire con altri dispositivi presenti in casa trasformando l'esperienza televisiva in qualcosa di estremamente interattivo. Pensiamo a YouTube che non molto mesi fa ha portato sulle Smart TV anche il suo strumento di AI conversazionale, che permette di fare domande mentre si guarda un video utilizzando il microfono del telecomando.
La televisione, quindi, non è più soltanto uno schermo collegato a Internet: è un dispositivo intelligente che elabora informazioni, comunica con servizi cloud e interagisce con l'utente e, si conseguenza è diventato più vulnerabile.
Un caso recente ha riportato l'attenzione proprio su questo aspetto. In agosto una ricerca citata dalla stampa britannica ha segnalato la presenza, negli store di alcune Smart TV, di applicazioni che potevano trasformare inconsapevolmente la connessione dell'utente in una sorta di proxy residenziale.
Il problema riguardava soprattutto applicazioni apparentemente banali, come giochi, orologi o screensaver. La lezione è semplice: anche una Smart TV deve essere considerata un dispositivo informatico a tutti gli effetti e come tale va gestito.
Ancora più delicato è il caso delle videocamere connesse. Oggi è, infatti, possibile controllare dall'app lo stato della propria abitazione, ricevere una notifica quando viene rilevato un movimento o parlare attraverso la telecamera anche quando si è lontani da casa.
Il vantaggio è evidente, ma anche il livello di attenzione richiesto deve essere maggiore. Una telecamera, infatti, può raccogliere immagini e audio relativi agli ambienti domestici. Se il dispositivo, l'account associato o il servizio cloud vengono compromessi, il problema non riguarda più soltanto la connessione Internet, ma direttamente la privacy delle persone.
Quest'anno CISA ( Agenzia di Cybersicurezza Americana) ha pubblicato diversi avvisi relativi a vulnerabilità presenti in sistemi e dispositivi per la videosorveglianza: in uno dei casi, lo sfruttamento della vulnerabilità poteva consentire accessi non autorizzati ai flussi video e alle impostazioni delle telecamere.
La questione diventa ancora più interessante quando si considera la smart home nel suo insieme. Una Smart TV, una telecamera, una lampadina intelligente e un assistente vocale non sono oggetti isolati: normalmente condividono la stessa infrastruttura di rete. Ed è qui che entra in gioco anche la fibra ottica.
Una connessione FTTH veloce e stabile permette di gestire senza difficoltà streaming 4K, videochiamate, gaming online, telecamere di sicurezza, backup cloud e decine di dispositivi contemporaneamente. Ma, sia chiaro: una rete più veloce non rende automaticamente più sicuri i dispositivi collegati.
È importante non confondere velocità e sicurezza. Una connessione veloce rende possibile sfruttare pienamente un ecosistema domestico sempre più ricco di dispositivi connessi, e proprio per questo la rete deve essere progettata e protetta con maggiore attenzione.
Innanzitutto, la sicurezza deve partire dal router, che rappresenta il punto centrale della rete domestica. Mantenere aggiornato il firmware del router e attivare gli aggiornamenti automatici quando disponibili e utilizzare una password Wi-Fi robusta e diversa da quella utilizzata per altri servizi sono le best practice da tenere sempre a mente.
Anche gli account meritano attenzione. Per YouTube, servizi di streaming, piattaforme cloud delle telecamere e sistemi di smart home è consigliabile utilizzare password uniche e, quando disponibile, l'autenticazione a due fattori.
Poi ci sono tutti gli altri oggetti IoT: prese intelligenti, lampadine, termostati, campanelli video, robot aspirapolvere e assistenti vocali. Singolarmente possono sembrare poco importanti, ma all'interno di una rete domestica rappresentano altrettanti nodi collegati a Internet.
La strategia migliore, quindi, non è rinunciare alla casa intelligente, ma è renderla più consapevole e più sicura.
La Redazione