L’intelligenza artificiale è ovunque, non solo sui nostri device perennemente connessi, dagli smartphone sempre in mano ai pc costantemente davanti agli occhi, ma anche nelle nostre case smart, dove regna la domotica, e sul lavoro, dove la utilizziamo, centellinata o anche no, per coadiuvarci nelle nostre attività. Non è esagerato affermare che l'AI è parte integrante della nostra quotidianità.
La usiamo quando chiediamo un suggerimento a un chatbot, quando miglioriamo una foto con un click, quando traduciamo un testo al volo o quando un algoritmo ci consiglia cosa guardare in streaming. Ma c’è un dettaglio tecnico che spesso passa inosservato e che invece fa tutta la differenza del mondo, proprio mentre in automatico la interpelliamo sugli argomenti più disparati e per le nostre variegate: la connessione Internet, e, in particolare, la fibra ottica. Perché sì, l’AI online è potente, ma senza una rete all’altezza rischia di diventare lenta, imprecisa o semplicemente frustrante da usare.
Partiamo da un assunto: la maggior parte dei servizi di intelligenza artificiale che utilizziamo oggi non lavora in locale sui nostri dispositivi: chatbot, generatori di immagini, assistenti vocali evoluti, strumenti di analisi video o audio funzionano grazie a server remoti, spesso ospitati in enormi data center. Ogni richiesta che facciamo, una domanda, un’immagine da creare, un file da analizzare, viene inviata online, elaborata nel cloud e poi rimandata indietro sotto forma di risposta. Tutto questo accade in pochi istanti, almeno sulla carta. Nella pratica, la velocità e la qualità della connessione sono decisive.
Un esempio evidente sono i chatbot avanzati, come ChatGPT o strumenti simili integrati nei motori di ricerca e nei siti aziendali o le piattaforme di generazione di immagini tramite AI, come Midjourney, DALL·E o servizi analoghi accessibili via web. Qui il processo è ancora più evidente: l’utente invia un prompt testuale, spesso corredato da immagini di riferimento, e l’AI restituisce file grafici ad alta risoluzione.
Con una connessione lenta, le risposte arrivano a singhiozzo, mentre con la fibra, l’interazione è fluida, quasi come una conversazione naturale. Non è solo una questione di comfort: per chi usa questi strumenti per lavoro, studio o assistenza clienti, la reattività è fondamentale.
Spesso quando si pensa alla fibra, la mente corre al download, cioè il tempo che impieghiamo a ricevere risposte dalla rete, il che è ovvio, perché, rispetto alle connessioni in rame o miste, la fibra garantisce prestazioni nettamente superiori. Ma per l’intelligenza artificiale online questo non basta contano anche altri fattori, spesso sottovalutati. Vediamoli:
Le applicazioni più avanzate di intelligenza artificiale sono oggi quelle in tempo reale. Traduzione simultanea, trascrizione live, assistenti vocali evoluti, strumenti di collaborazione basati su AI durante le videochiamate. Pensiamo a una videochiamata internazionale con traduzione automatica istantanea: la voce viene inviata ai server, analizzata, tradotta e restituita quasi senza ritardo.
Qui la fibra non è un optional, ma una necessità tecnica. Basta un aumento della latenza per rendere la comunicazione innaturale o inutilizzabile. In questi casi la connessione deve essere non solo veloce, ma anche stabile. Micro-interruzioni, cali di banda o jitter possono compromettere l’esperienza. La fibra, grazie alla sua affidabilità, è la base ideale per questo tipo di utilizzo continuo e intensivo.
Inoltre, se pensiamo a un futuro poi non così lontano, il rapporto tra intelligenza artificiale e connettività sarà sempre più simbiotico. L’AI diventerà più multimodale, più interattiva, più integrata nei servizi online e questo comporterà scambiare un maggior numero di dati più velocemente. Avere una connessione in fibra, meglio se FTTH, non è un lusso ma una vera e propria condizione abilitante per sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’AI online.
La Redazione