È proprio questa la promessa del MaaS, Mobility as a Service, un modello che punta a trasformare lo smartphone in una sorta di regia personale della mobilità, un'unica applicazione può riunire trasporto pubblico, taxi, car sharing, bike sharing e altri servizi, permettendo di pianificare un percorso, confrontare alternative, prenotare e, dove previsto, pagare il viaggio.
Il vero cambiamento è rappresentato dall'integrazione dei servizi: la città viene vista come un unico sistema di mobilità digitale. Un utente inserisce nell'app il punto di partenza e la destinazione e la piattaforma analizza le possibilità disponibili e può proporre, per esempio, un itinerario composto da dieci minuti a piedi, una tratta in metropolitana, qualche fermata in autobus e l'ultimo chilometro con una bicicletta in sharing. L'aspetto interessante è che non bisogna necessariamente saltare da un'app all'altra per capire quale mezzo utilizzare.
Il MaaS può diventare ancora più utile quando entrano in gioco i dati dinamici: l'app non si limita a dire "come arrivare", ma prova a suggerire come arrivare nel modo più conveniente in quel preciso momento. È questo uno degli elementi che rendono il Mobility as a Service particolarmente interessante per le città contemporanee: la mobilità diventa un servizio digitale capace di adattarsi alle condizioni reali.
In Italia, il programma nazionale MaaS for Italy, avviato nel 2021 nell'ambito della strategia Italia digitale 2026 e finanziato con risorse del PNRR e del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari, ha rappresentato una delle più importanti sperimentazioni nazionali sulla mobilità integrata. Il progetto ha coinvolto sei Comuni, sei Regioni e una Provincia autonoma, con sperimentazioni in territori che comprendono, tra gli altri, Bari, Firenze, Milano, Napoli, Roma e Torino. Sono state inoltre coinvolte 14 applicazioni di MaaS Operator.
I numeri ci possono aiutare a capire la portata dell'esperimento: al 31 maggio 2026 erano stati effettuati quasi 950 mila viaggi, con una media superiore a 16 viaggi per utente. Successivamente, il progetto ha raggiunto e superato la soglia del milione di viaggi.
Dietro queste applicazioni, c'è anche un'infrastruttura nazionale dedicata ai dati. Il Data and Services Repository for MaaS (DSRM) raccoglie e rende disponibili informazioni statiche e dinamiche sui servizi di trasporto, consentendo agli operatori MaaS di sviluppare servizi per pianificare, prenotare e pagare viaggi multimodali. E questo è un passaggio fondamentale perché una vera piattaforma MaaS non può funzionare bene se ogni servizio rimane isolato dagli altri. La parola chiave diventa, quindi, interoperabilità e, ovviamente, connettività veloce a tutti i livelli.
Lo smartphone dell'utente comunica con piattaforme cloud, sistemi di trasporto, database, servizi di pagamento e infrastrutture urbane. Nel frattempo, autobus, semafori, parcheggi, stazioni, telecamere, sensori e mezzi condivisi possono produrre continuamente dati. Tutto questo richiede una rete capace di trasferire grandi quantità di informazioni in modo rapido e affidabile.
La fibra ottica costituisce quindi una delle infrastrutture fondamentali per la digitalizzazione delle città, in particolare, delle cosiddette smart city, collegando nodi della rete, data center, sistemi di controllo, antenne e apparati che devono scambiarsi informazioni con tempi di risposta ridotti e la mobilità urbana del futuro non sarà basata su una sola tecnologia, ma sull'integrazione fra esse.
Il 5G, per esempio, può garantire connettività ai dispositivi e ai mezzi in movimento, mentre la fibra rappresenta spesso il collegamento ad alta capacità che sostiene l'infrastruttura fissa e il backhaul della rete. Anche l'edge computing risulta fondamentale.
A questo proposito, Open Fiber ha annunciato, insieme a partner tra cui, Sapienza Università di Roma, Huawei e Lutech, il progetto InDRA per sperimentare piattaforme di Edge Cloud Computing installate nei nodi della rete fissa, con applicazioni rivolte anche alla mobilità e alle infrastrutture urbane.
La direzione è abbastanza chiara: la rete in fibra non è soltanto quella che porta Internet ultraveloce nelle abitazioni, ma può diventare una componente dell'infrastruttura digitale sulla quale funzionano servizi urbani sempre più intelligenti, piattaforme Maas incluse.
La Redazione