Amazon Go si inaugura

[23/01/2018]




A Seattle apre il primo negozio dove i dipendenti non sono cassieri


L’idea serpeggiava tra i corridoi dell’azienda di Jeff Bezos già dal 2016. Se l’apertura era stata inizialmente fissata nei primi mesi del 2017, lo scorso marzo l’azienda l’aveva bloccata a causa di problemi di gestione. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, infatti, lo store non riusciva a gestire un flusso di clienti che superava le venti persone con conseguenti ritardi anche nella consegna dei prodotti.
Le difficoltà tecniche sono state superate anche grazie alla fase di test aperta solo ai dipendenti che però si è protratta oltre il tempo stimato. “Pensavamo originariamente che avremmo dovuto aprire al pubblico per ottenere il traffico necessario. Il traffico di clienti ci serve ad educare i nostri algoritmi in modo che possano imparare varie cose sull’assortimento e il comportamento dei clienti” - ha spiegato Dilip Kumar, responsabile tecnologico del progetto. “In realtà la risposta da parte dei dipendenti Amazon è stata superiore alle aspettative, quindi non c’è stato alcun bisogno di affrettare i tempi, e siamo stati in grado di imparare quel che ci serviva con il solo programma Beta di Amazon”.  
Risolti i bug, finalmente, con più di un anno di ritardo, tutto è diventato realtà. A Seattle, patria natia del gigante dell’e-commerce, ha preso forma il primo supermercato fisico di Amazon: Amazon Go. Chi lo ha visitato, per curiosità o per reale volontà di toccare con mano i prodotti che normalmente acquista nello sterminato store virtuale, ha avuto la sensazione di entrare in metropolitana. Così almeno riporta il New York Times. Appena entrati, il proprio smartphone, munito di app, deve essere appoggiato su un tornello e poi via a fare acquisti. E’, infatti, proprio l’app l’unico reale strumento che consentirà agli utenti di comprare.
Quello che colpisce subito è la totale assenza di casse e il ruolo per così dire di assistenza che svolgono i dipendenti dello store. Non possono essere cassieri perché manca, appunto, la materia prima e alloro si reinventano, sono coloro che guidano il cliente nell’acquisto dei prodotti, sono la loro bussola tra gli scaffali velocizzando la ricerca di quello di cui hanno bisogno e controllano i documenti d’identità nel caso si volessero acquistare alcolici.
Niente casse, ergo niente file. Infatti all’interno di Amazon Go sarà impossibile imbattersi in code per pagare, perché tutto è semplice e snello: si entra, si scelgono i prodotti e si esce. E’ tutto. Il paradiso dei ladri, verrebbe da pensare. Tutt’altro.
L’intera area del negozio è sorvegliata da un sistema di telecamere puntate soprattuto sugli scaffali. Il sistema composto dal connubio perfetto tra computer vision e un software di machine learning, non solo controlla che non ci siano furbetti ma registra i prodotti ogni volta che i clienti li prendono dagli scaffali senza dover visionare il codice a barre. Una volta prelevato il prodotto dallo scaffale, il sistema lo inserisce automaticamente nel carrello virtuale del cliente. Al contrario se ci dovesse essere un ripensamento e il prodotto tornare al suo posto, scomparirà anche dal carrello.
Tutto automatizzato e soprattutto a prova di ladro. Il corrispondete del New York Times, con il beneplacito dell’azienda, ha testato il sistema cercando di beffarlo prendendo a ufo un pacco di biscotti, biscotti che però sono finiti lo stesso sul suo conto che puntuale è arrivato via app. Amazon Go non si gabba.
Il pagamento, ovviamente, avviene attraverso il proprio account Amazon, esattamente come se si stessero facendo degli acquisti online. Niente cassieri, niente casse, niente file e niente portafoglio. Una serie di niente, tranne il conto, quello c’è anche se arriva via app e sembra fare meno male. Forse.

La Redazione


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